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La notte in cui la Svizzera ha smesso di essere perfetta

Il fuoco è una bestia primordiale: divora, ruggisce, non conosce pietà.
Nel romanzo L’educazione delle farfalle, Donato Carrisi affida a un ex piromane, Adamo, la capacità di coglierne l’essenza più feroce e ancestrale. È così che lui lo descrive a Serena, la protagonista: come una creatura viva, imprevedibile, capace di trasformare tutto ciò che tocca.
Quest’anno avrei voluto iniziare con un articolo di buoni propositi, come faccio sempre. Ma sarebbe fuori luogo parlare di nuovi inizi quando più di quaranta famiglie stanno vivendo un dolore che non dovrebbe appartenere a nessun inizio. Una serata che doveva essere festa si è trasformata in un abisso, e altre cento famiglie stanno ancora pregando negli ospedali, aggrappate alla speranza che i loro figli possano tornare a casa.
Qualcuno tornerà, ma porterà per sempre addosso il marchio di ciò che è accaduto al Le Constellation.
Di quella sera abbiamo ormai visto di tutto: una marea di video, documentazioni, perfino il momento esatto in cui l’incendio è iniziato. Abbiamo l’immagine di una ragazza con il casco, sorretta da un ragazzo con la maschera di V per Vendetta. Abbiamo le foto del locale ristrutturato, le foto della scala prima e dopo i lavori. C’è perfino chi propone di riformare le norme per i DJ, sostenendo che un professionista serio avrebbe potuto dare l’allarme prima.
Potrei soffermarmi sulla richiesta delle autorità di evitare di andare a sciare perché gli ospedali della zona erano già sotto tensione.
Sotto tensione?
Ma non siamo nella Svizzera “perfetta”, quella dove tutto funziona?
Già, proprio quella: la nazione dove tutto gira, dove se superi di un solo chilometro il limite ti arriva una multa che fuma… e dove uno scantinato può diventare una discoteca senza che nessuno sembri essersene accorto , vedremo come e cosa le indagini diranno, e se ci saranno colpevoli o no , quello che fino ad oggi e sicuro e che l’incendio non e stato classificato come doloso.
Io sono solo un lettore di questa storia surreale. Non vivo per avere risposte, ma credo che in questo momento più di 150 famiglie con 150 storie diverse abbiano diritto a risposte precise. Soprattutto perché quaranta di queste famiglie non potranno più ascoltare la voce di chi è stato strappato loro per sempre.
Il mio dolore è vicino a queste famiglie.
E voglio lasciare un consiglio a chi legge questo articolo lanciato nel web: voi e i vostri figli imparate, ogni volta che entrate in un locale, a capire dove si può uscire in caso di pericolo. Credetemi: perdere cinque minuti per orientarsi può valere una vita.
In questo caso, entrare in un locale sotterraneo, con un soffitto pieno di spugna, zero uscite di emergenza e decine di bottiglie che lanciavano fiamme, poteva essere un motivo più che valido per dire agli amici: “No grazie, io torno a casa”.

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